Blu come Bologna
Un giorno per cancellare tutto

La scelta di Blu di cancellare tutti i suoi lavori bolognesi è da intendersi come gesto di pura protesta o come ulteriore azione artistica?

BLOG 19/04/16



C'è il museo e la città.
Il museo è un'istituzione con orari di apertura, limiti di capienza, precisi progetti editoriali, opere scelte ed artisti convenienti. Generalmente per accedere al museo si deve pagare un biglietto.
La città è gratuita e con un po' di coraggio chiunque può esporvi ciò che vuole.
Se nel museo la scelta delle opere esposte è affidata al giudizio critico di uno o più curatori, nella città è il gusto comune a decretare se un'opera ha il diritto di sopravvivere o scomparire.
Ma il gusto comune, si sa, va educato. Ci sono voluti, infatti, più di vent'anni, una serie infinita di successi internazionali e l'azione di protesta di qualche settimana fa per far capire a Bologna quanto è vuota senza Blu.

Io Blu l'ho scoperto più o meno una quindicina di anni fa, quando adolescente andavo a Bologna per fumetti e mi “gasavo” ogni volta che il treno veniva inghiottito dall'enorme bocca (già da anni cancellata) di via Stalingrado.
In quei giorni ho iniziato a coltivare l'assurda presunzione di essere il suo primo vero ammiratore, una sorta di talent scout dell'arte che sa riconoscere la bellezza.

A quei tempi, ricordo, in molti disprezzavano Blu.

Quella presunzione ha innescato in me un vero e proprio istinto di autoconservazione che non mi ha fatto cercare Blu in rete (avevo paura di scoprire che altri già da tempo ne celebrassero le gesta) ma per le strade di Bologna, strade che in quegli anni di fervente sperimentazione erano il suo museo personale.
A 16 anni, zaino in spalla, passeggiavo per Bologna a meravigliarmi quando, voltato l'angolo, qualcosa spuntava. 

Non c'è dubbio che il modo più entusiasmante ed autentico di godere della  street art sia perdersi in città e scoprirla casualmente.

Diversi anni dopo, navigando a vanvera su internet, sono finito in un blog dove si parlava di una sua opera e ho scoperto quel che per anni cercavo invano di tenermi nascosto.
Tutto il mondo conosceva Blu ed io ero solo uno dei tanti appassionati.
Quel giorno tra noi qualcosa è cambiato. Anche se Blu era sempre lì sui muri di Bologna, per me è diventato improvvisamente un mito irraggiungibile.
Perchè in città il rapporto tra l'artista e l'osservatore è un affare privato, non c'è una guida che ti prenda per mano e ti aiuti ad aprire gli occhi; la città è tanto spietata quanto più ti lascia solo con le tue intuizioni.

Ora Blu se ne è andato, è bastata una mostra a farlo infuriare.
Con la scusa di salvare l'arte urbana dall'incuria del tempo, la città è stata violentata, alcune opere divelte dai muri e messe a forza nel museo, all'oscuro dei cittadini.
A questa provocazione Blu ha risposto con una provocazione ancora più incisiva, anticipata da un brevissimo “comunicato stampa” pubblicato il giorno prima sul suo Blog e che suona come un aspro epitaffio:
“a Bologna non c’è più blu e non ci sarà più finchè i magnati magneranno. Per ringraziamenti o lamentele sapete a chi rivolgervi ”

In una notte e un giorno, al ritmo di “nel blu dipinto di Blu”, suonato come se fosse una marcia funebre, il più noto artista bolognese ha celebrato il funerale della sua arte a Bologna.
Divellere per “salvare”, cancellare per “opporsi”; due azioni diverse dallo stesso denominatore comune, la scelta di non interpellare il vero curatore dell'arte urbana.

Il cittadino, che va dove corron le voci, che si reca curioso alla mostra ed assistite sgomento all'azione di cancellazione. 
Il cittadino che oggi piange invano la scomparsa dell'arte.

Ora chiediamoci, quanto è vuota Bologna senza Blu?

Chissà se un giorno, passeggiando per le sue strade, un sedicenne qualunque sarà in grado di riconoscere il prossimo Blu e se saprà, finalmente, difenderlo.