Blu+Ericailcane
Binomio perfetto

Due artisti si incontrano per illustrare le nostre città. Due linguaggi distinti, due stili inconfondibili. Un binomio perfetto.

BLOG 14/09/15



Per deformazione scolastica, quando penso a un binomio, di primo acchito penso alla somma algebrica di due monomi, più di rado immagino il sodalizio tra due artisti; e dire che etimologicamente binomio [Der. del lat. binomium, comp. di bi- e nomen] significa  “che consta di due nomi”.
Mettendo da parte i retaggi scolastici e concentrandomi su ciò che più mi piace, quando penso ad un binomio artistico, penso a Blu+Ericailcane. 
Due linguaggi che non si fondono, due artisti che mantengono la propria unicità e che preservano il proprio nome, perchè quando lavorano assieme Blu disegna gli uomini, Ericailcane gli animali.

Per chi non li conoscesse Blu ed Ericailcane sono i due più talentuosi street artist italiani,  due eroi romantici che “di nascosto” illustrano le nostre città.

Di loro si sa ben poco, il primo è di Rusco (Senigallia), il secondo di Belluno; il primo è nato nel 1977, il secondo nell'80'. Li accomuna Bologna, l'accademia di belle arti, i suoi muri rossi.
Da buoni street artist tengono entrambi un religioso anonimato che inevitabilmente genera mistero e genuina curiosità. Evitano di raccontarsi in prima persona (dal 1999 ad oggi credo che Blu abbia concesso una sola intervista) preferendo lasciar parlare i loro muri. Muri che solitamente trasmettono messaggi immediati, didascalici, rivolti all'attenzione esclusiva del cittadino medio, assorto in vite frenetiche, perso nel turbinio del traffico quotidiano.
E' sotto un anonimo cavalcavia che queste opere devono catturare in un istante la sua attenzione, sorprenderlo e farlo pensare.
Diamo quindi la parola a Blu e ad Ericailcane, facciamo parlare i loro muri.

Questo è uno degli ultimi Blu, “Estado Asasino” datato febbraio 2015. 
Si nota una bandiera molto simile a quella italiana. Nella fascia verde ci sono dei dollari (quindi non siamo in Italia), un dollaro si arrotola e scivola nella parte bianca a strisce di cocaina con annessi rasoi per tagliarla e sacchi in cui conservarla. La cocaina contamina la fascia rosso sangue, sangue che sgorga a fiotti sulla strada. La bandiera messicana è srotolata a terra a dividere un esercito di soldatini in tenuta antisommossa al di là delle barricate. Da un lato i soldati ci guardano con scudi, manganelli e i fucili imbracciati pronti a sparare, dall'altro ci danno le spalle e circondano la bandiera. 

Il murales in Messico parla del Messico, questa è una peculiarità di Blu.
Ogni volta che Blu fa un murales ci racconta un dettaglio del paese in cui il murales viene realizzato. La critica che sempre contraddistingue la sua opera, in Messico si rivolge al narcotraffico e allo stato venduto al Dio denaro americano. Uno stato disposto a schierare l'esercito contro lo stato stesso. Uno stato che tradisce il popolo e sul popolo è pronto a sparare pur di difendere una bandiera macchiata di sangue, malaffare e corruzione.

Blu solitamente disegna gli uomini e i suoi uomini si assomigliano un po' tutti, sono un modello di persona, un soggetto standard che utilizza per raccontare l'omologazione imposta dalla società sulla società.

In quest'ottica si spiega la scelta dei soldatini, liberi cittadini immobilizzati in piedistalli, in mano al potere che può schierarli come meglio crede.
Se guardate il murales bastano dieci secondi per capire tutto. Il tratto è sintetico, la composizione equilibrata, il contenuto immediato.

Questo è un Ericailcane del 2014.
Si vede un orso che pedala in bicicletta su un campo verde e che porta nelle spalle, come zainetto, un'automobile accartocciata attorno a cui svolazza uno “stormo” di libellule.
Ericailcane dà all'orso, l'animale simbolo delle foreste trentine (il murales è a Rovereto), il compito di veicolare il messaggio naturalista dell'opera.
Per parlare agli uomini l'orso si fa uomo, questa è la cifra stilistica di Ericailcane che antropizza gli animali facendogli compiere azioni tipicamente umane, un po' come faceva Grandville il celebre illustratore francese del XIX secolo. In questo caso l'orso denuncia la bestialità di un uomo tecnologico che muovendosi in automobile ha rinunciato ai piaceri della natura, lo fa scegliendo di andare in bicicletta e accartocciando l'automobile, diabolica minaccia ambientale. 
Per Ericailcane gli animali sono migliori dell'uomo e si pongono ad un livello più alto rispetto alle sue scelte bestiali, per questo sono degni di essere ritratti con una precisione quasi scientifica come se fuoriuscissero da un trattato anatomico medievale per piombare sul muro di un palazzo fatiscente.

Questo è Blu+Ericailcane.
Ora che li abbiamo conosciuti sui loro muri possiamo facilmente distinguere a sinistra, in bianco e linee nere, Blu, a destra, in nero e linee bianche, Ericailcane.
Sulla sinistra Blu ci mostra una stratificazione di esseri umani deformi in preda al delirio tecnologico, mentre sulla destra Ericailcane ritrae un bestiario di animali in parte umanizzati e in parte allo stato brado. 
Uomini contro animali, natura contro civiltà, un’improbabile scena di guerra con al centro lo scontro.
Vi mostro questo murales perchè credo che tra tutti quelli realizzati da Blu ed Ericailane sia quello che meglio esprime il concetto di binomio artistico. Il murales di Merano è un esercizio di stile, una metamorfosi escheriana in piena regola, dove i due stili complementari, da un'apparente autonomia formale ai margini, si fondono al centro mescolandosi. 

La scelta del bianco e nero enfatizza il binomio e garantisce la piena riconoscibilità dei due nomi.

In una rarissima intervista Blu descrivendo la collaborazione con Ericailcane sostiene che “su muro ci fondiamo bene creando uno stile unico ma in realtà abbiamo due segni molto diversi, di solito lui disegna le bestiole ed io le persone. Oppure io i corpi e lui le teste e via così”. In più di dieci anni i due artisti hanno firmato a quattro mani una quantità di muri: dalla metamorfosi di banane in armi in Nicaragua, alla “piovra” che attanaglia Modena, al coniglio goloso di arcimboldiane verdure a Bologna, fino alle bottiglie sui silos di Ancona.

Un ultimo sguardo agli “uomini” in bottiglia realizzati per il  POP UP! Festival. Il binomio perfetto: due Silos, due figure, due nomi, due artisti, due amici che si guardano.
Inizia Blu. Il palombaro è l'operaio del mare, il lavoro una prigione, e se non bastasse rinchiude l'uomo dentro una bottiglia. La bottiglia ricorda i desideri trascritti in una lettera alla deriva verso il mare. L'uomo infatti è in ginocchio, in segno di preghiera, le sue mani trasformate in chele d'aragosta ci fanno credere che l'unica possibilità per evadere sia quella di ritornare ad essere natura, animale, pesce, per liberarci dal peso delle cose umane, dai dettami del lavoro, dagli obblighi sociali, pronti a confonderci nell'infinità del mare.

Continua Ericailcane. Il pesce in divisa da marinaio è in “ginocchio” ma non sembra pregare, tiene in “mano” una perla e implora il palombaro di salvarlo. Il tonno pinne gialle, dona all'uomo il frutto più prezioso del mare pur di scampare ad un destino incombente, l'asfissia in bottiglia (in scatoletta). Ha la bocca spalancata, cerca aria, cerca aiuto. Ma l'uomo sfruttatore dei mari sta peggio di lui, vive in una doppia prigione, è troppo tardi non può più aiutare.

Il porto e l'architettura dei silos, è da sempre fonte d'ispirazione per la strett art e festival con la stessa intuizione di POP UP! sono stati organizzati in altri porti come quello di Catania dove otto artisti internazionali hanno reinterpretato i miti e le leggende di Catania e della Sicilia, o come a Vancouver che per la biennale d'arte ha commissionato i due enormi giganti di Os Gemos. Nella darsena di Ravenna finora c'è solo un Ericailacane sulla parete del Mangimificio Martini e anche se la candidatura a capitale europea della cultura 2019 è saltata nulla esclude la possibilità di affrescare ad esempio i quattordici altissimi silos dei Magazzini Granari.

Ci tengo a precisare che la lettura dei murales presentati in questo articolo è puramente personale, loro non parlano, parlano i loro muri, parliamo noi, questo è il bello di Blu+Ericailcane.


Di questo articolo se ne parla in:
Bestiari / Parlando con Filippo Monti