Spinafestival
Invito al Festival per Blu

Tre murales di BLU da riscoprire nella città sul Delta del Po

di Valentina Giorgetti
BLOG 13/06/17



Sono stati il manifesto di risposta dell’Assessore Stefano Parmiani al caso di Bologna e della mostra di Palazzo Pepoli «Street Art. Banksy & Co. L’arte allo stato urbano».

«Nella nostra piccola-grande Comacchio abbiamo ancora la possibilità di godere della bellezza delle opere di Blu al riparo da screanzati galleristi e sciacalli dell’arte. Siamo fortunati, estremamente fortunati, dobbiamo essere orgogliosi di queste opere che l’artista nel 2005 ha donato alla comunità».* 

Ci sono due errori, in primis Blu non le ha donate alla comunità: è stato chiamato e pagato dagli organizzatori dell’evento e assieme a lui così tutti gli artisti che parteciparono negli anni; secondo gravissimo errore giudicare "screanzati galleristi e sciacalli dell’arte" i curatori di Bologna. Invito a leggere le prime trenta pagine del catalogo della mostra dove i saggi raccolti forniscono un campione rappresentativo dei dibattiti sorti in ambito accademico sull’argomento street art, urban art, art activism.

Lasciamo stare le polemiche però, questi tre graffiti meritano, come tutti i murali della street art, di essere scoperti e conosciuti.

Oggi i festival dedicati si sprecano e sono gli artisti stessi a dover fare delle scelte.

Nei primi anni 2000 questo non accadeva, tutto era vergine e non c’erano categorie di appartenenza come ora, non si dividevano gli street artist tra puristi, artisti indipendenti, artisti che vivono in una terra di mezzo o disegnatori e illustratori che si cimentano, invogliati dai guadagni, con la pittura murale.

Gli eventi nascevano per un’idea valida e ben sviluppata poi nel tempo; con questo non voglio generalizzare e dire che non ci sono iniziative valide oggi come allora, ma avevano quel qualcosa di nuovo, sperimentale e qualitativamente alto com’era lo Spinafestival di Comacchio. Nato dalla volontà dell’allora Assessore alla Cultura e dal curatore Silvano Voltolina, dal 2002 al 2012, con un fuori programma, ha arricchito il calendario degli eventi della città con un appuntamento fisso nel mese di settembre. Un evento dedicato all’arte, cinema, danza, fotografia, musica, teatro e alla sperimentazione. Tre giorni durante i quali Comacchio si trasformava in un luogo diverso, dove lo stupore e la meraviglia correvano in ogni dove. Muri, strade, ponti e piazze si riempivano di performance e la street art era la protagonista. Nomi italiani e stranieri si esibirono, tra questi anche Blu.

Dal 2005 al 2007 vi partecipa su invito.

L’edizione del 2005, la prima alla quale Blu partecipò, si differenziò dalle precedenti per la sua ambizione di chiamarsi festival. Gli fu affidata la palestra delle scuole medie all’angolo di Via Fattibello e Via Dello Squero. Palestra utilizzata da una squadra di basket semiprofessionistica locale, per cui ogni giorno si vedevano passare giocatori spilungoni: da qui l’aggancio. Tante gambe in squadro assonometrico compongono il disegno. Sono presenti anche due piccoli cammei uno di Ericailcane sul lato corto, con una nutria e un pesce, l’altro di Pascal Gaudefroy, che ha disegnato dei fiori d’ibisco.
Questo, per chi non lo sa, è il primo muro legale dell’artista.





Piccola curiosità.
Sempre quell’anno, con un fuori programma, Blu ed Ericailcane realizzano una pittura inaugurale. I curatori dell’evento, Silvano Voltolina e Stefano Questioli, avevano prodotto un catalogo. Tutti i volumi stampati furono disposti a tappeto sul pavimento d’ingresso di Palazzo Bellini, uno dei luoghi espositivi di quell’edizione, e sulla copertina bianca i due improvvisarono due serpenti intrecciati. L’opera rimase visibile per tutta la prima giornata poi fu smontata e i cataloghi venduti.

Il 2006 è l’anno del depuratore comunale dell’acqua di Via Marina sulla Strada Provinciale 1. Qui ci lavorò da solo, anche perché per accedere all’area servono una quantità smisurata di vaccini, confluendovi tutte le acque nere della città di Comacchio. Si vede il genere umano mutante che strabocca dalla bocca dell’inferno. La citazione è sottile ma geniale.

Questo dimostra come ogni suo pezzo sia indissolubilmente legato all’edificio su cui lavora, alla storia che caratterizza la struttura e alle peculiarità architettoniche dello stesso se presenti.


Del 2007 è il lavoro alle case popolari di Via Spina. Qui Blu realizza un collettivo assieme a Ericailcane, Ethos e Lucy McLauchlan. La lunga murata posteriore dei garage delle case popolari ci mostra Blu con i suoi consueti uomini, arti smontati e viscere. Ethos, il più classico qui, con le sue due teste michelangiolesche; Ericailcane che con i suoi inquietanti animali completa il lavoro di Blu e per finire Lucy che realizza uccelli fantastici e volti umani.
Non fu eseguita in contemporanea da tutti e quattro i protagonisti: Blu vi ha lavorato i primi tre giorni di festival, solo al terzo giorno fu raggiunto dai compagni i quali ci impiegarono altre quattro giornate per concluderlo.



Quindi se vi capita di passare per Comacchio oltre alla foto sul ponte dei Trepponti passate a vederli e -perché no! - fatevi una foto con loro, #BluComacchio.
 

*[Katia Romagnoli, Comacchio difende l’arte di Blu: da noi i murales sono sicuri, in "La Nuova Ferrara"]

 

Credits: Fotografie di Valentina Giogetti