Blu a Ravenna
The (Other) Net

La mostra che presentò il murale di Blu e Duchamp all’ex Galleria NinaPì di Ravenna.

di Valentina Giorgetti
BLOG 08/06/17



Oggi il muro non esiste più.
Come sono venuta alla sua conoscenza? Per la mia tesi di laurea. Mi è stato assegnato il compito dal mio correlatore e alla fine ci sono riuscita a ritrovare l’introvabile, il perduto per sempre. Dopo tante ricerche e prendendo contatto con diverse persone ho ricevuto l’unica foto trovabile.
Peccato che questo pezzo non sia stato documentato prima.

Ma chi può dire come si documenta la street art?
Fino agli anni Ottanta la sfera del digitale e l’impulso archivistico non avevano ancora acquisito quell’importanza che ne fa oggi due degli elementi decisivi nella definizione della salvaguardia della memoria dell’urban art. Sono state le pratiche archivistiche messe in atto negli ultimi decenni che hanno prodotto dei risultati.

A oggi esistono solo tre fonti di opere e documenti dedicati a questa cultura urbana. Non basta.

Era il 2003 quando Blu fu chiamato alla Galleria NinaPì da Marco Antonini e Giuseppe Padula per decorare il muro ovest, una stanza che sembrava un granaio e poco utilizzata.
Al tempo non era molto conosciuto come artista da galleria, era presente a Bologna da qualche anno sui muri della città, fu dunque una grande sorpresa per il pubblico.

La presentazione radunò una piccola folla di cinquanta/sessanta persone, tutti studenti d’arte o amici. Da sabato 21 febbraio a venerdì 14 marzo 2003 a ingresso libero la mostra, che metteva a confronto tre artisti, tre esempi di street art, fu aperta. «Blu, Firehouse e Paper Resistance rappresentano l’altra arte – si legge nel comunicato stampa uscito ai tempi».

Questa è la foto.
Il muro non esiste più, come ho detto, è stato abbattuto durante gli ultimi lavori di ristrutturazione e risanamento dell’intero stabile, ma già prima coperto per permettere agli artisti che esponevano di farlo senza la presenza di un “Blu” che rubasse loro la scena. Sì perché, per quanto poco conosciuta, le dimensioni dell’opera non la facevano passare inosservata. Un uomo steso a terra, forse privo di sensi, ha la testa dentro lo schermo di un computer rotto, tutt’attorno tastiere, torrette e altri apparecchi elettronici, tutti collegati con i propri cavi ad un albero il cui tronco esce dirompente da una scatola, anche lei un vecchio monitor. Così la natura riprende il sopravvento sull’essere umano succube della tecnologia. Forse era questo il suo significato. D’altro canto Blu fa parte di quella generazione che è nata e cresciuta con internet, non ha dovuto rincorrere i tempi, usa il web per arrivare al suo pubblico e tramite internet si possono ritrovare gli altri lavori poco conosciuti che l’artista ha realizzato, sempre a Ravenna, l’anno dopo, questa volta in collaborazione con Ericailcane al centro sociale Spartaco.

Solo la porta interna dell’ufficio si è salvata, ora si trova in una collezione privata, ma è stata gentilmente concessa per la mostra di Bologna dello scorso anno a Palazzo Pepoli. I graffiti esterni, quelli per cui furono chiamati a esibirsi in una performance live, sono stati ricoperti da altro negli anni; rimangono per l’appunto delle foto.

Quindi, fotografare e parlare di street art è il primo vero grande passo che si possa fare per documentare questa fantastica, meravigliosa, dirompente ARTE anche quando viene cancellata.

Due parole ancora. La mia tesi di laurea, “Per un’indagine sulle presenze e le assenze di BLU in Romagna”, è stata una ricerca e studio dei lavori che Blu ha realizzato dal 2003 al 2007 tra Cervia, Comacchio e Ravenna. Tre luoghi dove ha lasciato la sua presenza segreta, richiesta o cancellata. Tre città che apparentemente sembrano non avere nulla a che fare con la street art ma invece la proteggono vantandosi di ciò che hanno.
Qui è dove potete consultarla: http://amslaurea.unibo.it