Le descrizioni in atto di Roberto Roversi
Poesia «dall’inferno sull’inferno»

Roversi interpreta i cambiamenti socioeconomici degli anni Sessanta insegnandoci a osservare la realtà con uno sguardo più incisivo.

di Valentina Di Taranto
BLOG 30/11/16



Le descrizioni in atto del 1969 sono la prima raccolta poetica che Roberto Roversi (nato a Bologna nel ’23) decide di pubblicare e distribuire in proprio. Questa scelta dice già molto di un poeta che per sua volontà è sempre rimasto ai margini della scena letteraria, e che tuttavia ha contribuito a rinnovare la poesia italiana del secondo Novecento attraverso uno sperimentalismo del tutto originale.

L’idea alla base delle Descrizioni in atto è quella di registrare la realtà caotica e disgregata della società neocapitalista, accogliendola direttamente in poesia attraverso la tecnica del montaggio, per mostrare al lettore l’assurdità e il vuoto su cui si reggono l’economia, la società e i media.

Paradossalmente, è proprio l’accumulo di frammenti di realtà a mostrare al lettore il mondo sotto una luce diversa da quella con cui è abituato a guardarlo: Roversi non si limita dunque a descrivere e indagare il reale, ma agisce condividendo con il lettore i risultati della sua ricerca (da cui il titolo della raccolta). La poesia quindi assume per Roversi un ruolo fondamentale, di stampo civico e, soprattutto, etico. Dice di tenere dalla parte di chi scrive «non col sangue non con la testa non col cuore», ma «con le cose che accadono e ci accadono (strisciando con loro e che vogliamo capire)», cioè «con sangue testa cuore non separati».

La bellezza dei versi non è certo il primo obiettivo del poeta bolognese; al contrario, equilibrio e armonia passano in secondo piano rispetto alla ricerca di una verità sul mondo. Così nascono i componimenti fortemente innovativi e antilirici di Roversi, che non hanno la perfezione formale della poesia di Montale o Ungaretti, ma affrontano la realtà senza trasfigurarla in simbolo, costringendoci a guardarla per quella che è:

La  battaglia di primavera sulle vie di Cholon
nubi andavano strisciando nubi contro
l’orizzonte che si tende (nuages de Provence)
un cadavere nella strada coperto
da un giornale – 
il ragazzo in motocicletta si ferma
solleva il foglio riparte
telefoto d’agenzia.
Tramonto di Eisen und Blut
così efficace in rotocalco sulla prima
di copertina (oh direttore)
tutto il rosso che brucia
sullo sfondo figurine fuggenti sfuggenti
di uomini magri. Rifilare in cima.

In questa poesia, la natura violata e deformata dalla guerra e l’orrore della battaglia giungono all’opinione pubblica attraverso le fotografie pubblicate sui giornali. La diffusione su vasta scala priva le immagini del loro potere di testimonianza, convogliando l’attenzione del pubblico sul loro valore estetico, piuttosto che documentario («Tramonto di Eisen und Blut / così efficace in rotocalco sulla prima / di copertina (oh direttore) / tutto il rosso che brucia»).

Roversi scopre i meccanismi della società che lo circonda: ecco perché leggere (o rileggere) le sue poesie ci permette non solo di apprezzare il suo sperimentalismo formale, ma soprattutto di aprire gli occhi sul mondo contemporaneo. E non è questo, forse, uno dei meriti più alti della letteratura?

Un altro modo per apprezzare la poesia di Roversi è ascoltare i versi messi in musica ed eseguiti da Lucio Dalla nei tre album discografici nati dalla collaborazione tra i due bolognesi (Il giorno aveva cinque testeAnidride solforosa e Automobili).