Collegio Aeronautico a Forlì
L’elogio del volo dell’uomo

Un collegio dove architettura e arte si fondono con l’obiettivo di esaltare l’uomo volante dal mito alla realtà tecnologica.

BLOG 29/11/16



Il sogno di poter volare. Conquistare il cielo così come ogni giorno poggiamo i piedi sulla terra. Un sogno che appartiene all’uomo fin dall’alba dei tempi e che a un certo punto, grazie alle conquiste tecnologiche, si è trasformato in realtà.


L’intero edificio dell’Ex Collegio Aeronautico a Forlì è un’ode alla capacità umana di dominare la volta celeste.

Dedicato a Bruno Mussolini, il figlio aviatore di Benito Mussolini, morto in volo, e progettato da Cesare Valle, il complesso ebbe una vicenda costruttiva che si protrasse dal 1934 fino al 1941.

Inizialmente infatti fu prevista la realizzazione di uno solo dei due corpi di cui attualmente è composto l’edificio: quello su Viale Roma che doveva  ospitare il collegio di preparazione propedeutica all’Accademia romana di Educazione fisica; ma nel 1936 esso fu ampliato con il secondo corpo che da Piazzale della Vittoria si snoda fino al Viale della Libertà, per poter accogliere anche l’Accademia femminile.

Nei fatti, nel 1938 l’intero complesso venne definitivamente destinato a Collegio Aeronautico, il primo in Italia. Esso poteva accogliere fino a 440 allievi, e l’articolazione in due blocchi architettonici, permise di organizzare le funzioni nel seguente modo:  il corpo su Viale Roma, in forma di “U”, costituiva il gruppo residenziale, con dormitori, guardaroba, aule studio e servizi inerenti, quello su Piazzale della Vittoria ospitava invece il gruppo didattico sportivo: aule di insegnamento, laboratori, palestra.

Due sono quindi anche gli ingressi: quello all’inizio di Viale Roma, segnato ed enfatizzato da un propileo di pilastri a tutta altezza in travertino di Rapolano, era l’entrata di rappresentanza, mentre l’altro, su Piazzale della Vittoria, a cui si accede tramite una lenta scalinata affiancata da rampe decorate, conduce direttamente al Cortile Italico, un grande spazio aperto rettangolare, circondato da portici, punto nodale di distribuzione dell’intero secondo blocco.


Già dagli accessi, dai primi passi che si muovono verso il Collegio Aeronautico, l’enfatizzazione e l’accento posto sul volo sono subito dichiarati.

Accanto al propileo dell’ingresso principale una statua di Icaro, il primo leggendario uomo che abbia mai tentato l’impresa di volare, fa da imponente custode al complesso. In marmo bianco di Carrara, è opera dello scultore Francesco Saverio Palozzi, e il suo colore candido ben risalta sull’intonaco giallo a stucco romano, che uniforma l’esterno, donando una chiara impronta razionalista ai prospetti.

Le rampe che affiancano il secondo ingresso, sono invece pavimentate con un mosaico raffigurante aquile imperiali. Nell’interno, si dichiara poi apertamente l’intento e la missione educativa dell’edificio:


Una volta superato il portone ci si trova nel quadriportico che cinge il Cortile Italico, ricoperto su tutti i lati di un ciclo di mosaici che rappresentano la “Storia del volo”, un racconto delle principali tappe che portarono al distacco da terra da parte dell’uomo.

La narrazione parte dalle sue remote origini e passa attraverso i più significativi esperimenti aeronautici che anticiparono la realizzazione della vera e propria macchina volante. Documenta inoltre le pioneristiche esperienze del volo aereo (in particolare le imprese più rilevanti degli aviatori italiani) fino a giungere agli anni ’30 e raffigura celebri velivoli vanto dell’ingegneria e dell’industria aeronautica in Italia.

Il mosaico fu realizzato tra il 1938 e il 1941 dalla ditta Rimassa su disegni del pittore viterbese Angelo Canevari, legato agli ambienti futuristi (lo stesso che aveva ideato i mosaici pavimentali per il viale delle iscrizioni al Foro Italico). In particolare si è utilizzata la tecnica “a rovescio” o indiretto: le tessere in marmo bianco di Carrara e Nero Assoluto furono incollate su pannelli, per poi essere applicate alle pareti come arazzi. Una curiosità: come detto l’intero mosaico è in bianco e nero, ad eccezione di tre topolini verdi, stemma della squadriglia della Regia Aeronautica. Gli stessi topolini che, poiché apparivano sui velivoli di guerra durante le incursioni aeree della Seconda Guerra Mondiale, sono i protagonisti della frase, diventata poi detto popolare: “Far vedere i sorci verdi”.

Nel lungo edificio che si attesta su Viale Roma, invece, viene rappresentato il teatro in cui tutte le imprese hanno avuto luogo, l’oggetto del desiderio: il cielo, o meglio la volta celeste.

 Al di là dell’ingresso di rappresentanza, salendo al primo piano nell’atrio d’onore, detto delle Costellazioni, il pavimento musivo ampio 12x12 metri in bianco e nero, eseguito dalla Scuola di Spilimbergo, rappresenta la carta celeste dell’emisfero australe. Sul soffitto, invece, venne dipinta a tempera dal pittore M. Giampieri la volta dell’emisfero boreale e sulle pareti decorazioni ispirate alle costellazioni fondamentali.

Questo cielo siderale, più lontano dell’azzurro, più profondo, ora ci appare quasi profetico: un’intuizione delle ulteriori scoperte e conquiste fatte dall’uomo, dell’esplorazione spaziale da parte degli astronauti, che ad oggi è ancora solo all’inizio.

fotografie degli esterni del Collegio Aeronautico: Simone Simone       www.simonesimone.it
fotografia dei mosaici: A. Villiani